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Gianna Barbareschi: per non dimenticare..


Gianna Barbareschi: per non dimenticarla!        (di Marco Luè)

 


Sono non poco sorpreso, anzi rattristato, che la figura di Gianna («Giannina») Barbareschi, nata a Milano il 7  febbraio 1921 e morta nella città natale, da lei tanto amata, il 7 febbraio 1994,  giorno in cui avrebbe compiuto 73 anni, non sia stata mai adeguatamente commemorata, in tutti questi anni dalla sua dipartita, ne' dalla «Fondazione "Francesco Rubino"», che lei stessa, in prima persona, volle creare e realizzò poco dopo la morte del suo sposo, il comm. Francesco Rubino, e neppure dall'Istituzione dei Sordi, con cui essa aveva sempre collaborato.
Nel fascicolo che raccoglie «30 anni di riconoscimenti sportivi» della Fondazione Rubino, a pagina 5, è indicato che «… la Fondazione è stata voluta dalla vedova del com. Rubino, Gianna Barbareschi…», ma mi duole che, a oltre 16 anni dalla morte di Giannina nessuno, o solo i pochissimi milanesi direttamente coinvolti, sappiano effettivamente di quel tragico evento: Giannina inciampò e cadde malamente dalla sommità di una scala a chiocciola, mentre alloggiava in albergo durante il pellegrinaggio che, nell'autunno 1992, stava effettuando con un gruppo di sordi milanesi a Lourdes, luogo dove si va, semmai, con la speranza di guarire, invece lei, che a Lourdes si era recata con la serena curiosità di chi non chiede miracoli, ma vuole assistere a un fenomeno religioso di massa, ha subito costì un violento trauma fisico che le ha procurato gravi lesioni interne e, dopo un ricovero di molti mesi in clinica specialistica, l'ha poi condotta alla morte per sopraggiunte complicazioni interne.
Giannina divenne sorda in seguito a una meningite fulminante che la rese sorda, a sei anni, dalla sera alla mattina. Sua madre non si perse d'animo e la fece istruire presso l'Istituto delle Sordomute di Via Settembrini, e poi frequentare il ginnasio.
Nel 1945, appena terminata la guerra, Giannina iniziò la sua collaborazione con l’ENS  Nel 1950 si è poi sposata con Francesco Rubino, il quale era rimasto vedovo e con un figlio allora quindicenne,. e da questo matrimonio Giannina ha ulteriormente aumentato il suo impegno per l’Ente, al fianco del marito. È stata direttrice prima della Scuola Professionale ENS di Piazza Arduino, a Milano, poi dell'Istituto Sordomute Donnino di Vignate (NO) fino al 1979, anno in cui è stata modificata la legge sulle Scuole Speciali. Giannina ha molto sofferto per quel provvedimento legislativo, ma da ciò ha trovato ulteriori spunti per continuare a combattere per la causa che più le stava a cuore, partecipando attivamente alle iniziative dell'Ente, di cui, dal 1982 al 1987 è stata membro del Consiglio Direttivo Centrale ENS.
Di carattere non molto condiscendente, ma di buona cultura generale, anche in virtù delle letture classiche che amava, Gianna Barbareschi teneva fede alle sue convinzioni sociali e politiche, ed era severa con le allieve sorde dell'Istituto femminile da lei diretto, convinta che quella sua severità potesse poi giovare alle ragazze nel corso della loro vita. Essa è stata poi criticata per quella sua fermezza educativa, ma era sempre stata pronta a farsi in quattro e a dare il suo aiuto alle sue allieve e a tutti i sordi che ne avevano bisogno.
A Milano essa istituì nel 1980, il primo corso di Lingua dei Segni, quando ancora non si chiamava LIS, e rammento che a quei primi corsi avevano prontamente aderito moltissimi insegnanti di scuola elementare e professori di scuola media, poiché la recente legge del tempo, la 517 del 1977 li aveva messi di fronte a una realtà, quella di avere in classe un alunno sordo, che li aveva trovati assolutamente impreparati. Oggi, a oltre 30 anni di distanza, gli insegnanti e i professori di ruolo sono generalmente ancora impreparati come allora, il Governo è sempre stato latitante in tutto questo periodo per attuare la legge che aveva imposto; ma adesso, almeno, si può far riferimento agli «assistenti alla comunicazione», ideologicamente creati da Giannina Barbareschi, e vorrei che la comunità dei miei simili sordi ne prenda doveroso atto.  

   

 

   

 

La tomba di Giannina Barbareschi al Cimitero Maggiore di Milano. Sulla targa è inciso:
«Alla fede ho chiesto pace / e la fede mi ha dato pace». Quindi: riposi in pace.

 

 

 


Giannina Barbareschi (in primo piano, con gli occhiali) con un gruppo di sordi a Milano.


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